Leone Ginzburg dice «no»

Leone Ginzburg ritratto da Carlo Levi

Il tempo migliore della nostra vita è quello di un grande combattente antifascista come Leone Ginzburg, della sua famiglia, dei suoi amici nella Torino della Einaudi, degli studiosi (pochi) che hanno saputo dire no alle lusinghe e alle minacce del regime. Ma anche quello della vita quotidiana di famiglie «normali», tra gioie e tragedie, festa e miseria. Antonio Scurati, nel suo libro che esce oggi per Bompiani  (pp. 264, € 18), racconta in parallelo tutto questo, gli uomini e le donne sotto il faro della storia e quelli che invece non lo sono stati, fino alla propria famiglia,  alla propria vicenda, dai nonni tra Milano e Napoli all’essere qui e ora e scrivere un libro. Che scava fra memoria e storia, per dare al tempo un senso.

Di seguito l’incipit:

Leone Ginzburg dice «no» l’otto gennaio del millenovecentotrentaquattro. Non ha ancora compiuto venticinque anni ma, dicendo «no», s’incammina verso la propria fine. Sebbene impugni soltanto una penna, muove quel primo, estremo passo con l’eleganza vigorosa e risoluta di uno sciabolatore che posizioni il pugno in terza, arma in linea:

«Illustre professore, ricevo la circolare del Magnifico Rettore, in data 3 gennaio, che mi invita a prestare giuramento, la mattina del 9 corrente alle ore 11, con la formula stabilita dal Testo Unico delle leggi sull’Istruzione Superiore. Ho rinunciato da un certo tempo, come Ella ben sa, a percorrere la carriera universitaria, e desidero che al mio disinteressato insegnamento non siano poste condizioni, se non tecniche o scientifiche. Non intendo perciò prestare giuramento». 

Leone Ginzburg, nacque ad Odessa (Ucraina) il 4 aprile 1909, morì nel carcere di Regina Coeli a Roma il 5 febbraio 1944.

Di famiglia ebrea di origine russa ma naturalizzato italiano, Leone frequentò tra il 1914 e il 1919 le scuole elementari a Viareggio, località di vacanza dei Ginzburg. I primi anni delle secondarie li aveva però seguiti in una scuola russa di Berlino, dove la famiglia si era trasferita, per continuare poi al Liceo d’Azeglio, quando i Ginzburg si stabilirono a Torino. Leone frequentò ancora il Liceo quando cominciò a scrivere lunghi racconti, tradusse da Gogol Taras Bul’ba, scrisse un saggio su Anna Karenina. Non sorprende, quindi, che dopo essersi iscritto alla Facoltà di Legge, l’abbia abbandonata l’anno dopo per Lettere. Non sorprende nemmeno se le frequentazioni con Norberto Bobbio, Augusto Monti e altri intellettuali torinesi (a Parigi, dove si era recato per completare la tesi di laurea, aveva anche avuto modo di incontrare, Croce, Carlo Rosselli, Salvemini), hanno in qualche modo influenzato i suoi orientamenti politici. È così che Leone Ginzburg, che dopo la laurea in lettere moderne aveva subito ottenuto la libera docenza e che con Giulio Einaudi aveva appena costituito l’omonima Casa editrice, viene estromesso dall’Università: l’8 gennaio del 1934, infatti, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista. Non solo: intensificò l’attività clandestina nel movimento “Giustizia e Libertà” e poche settimane dopo viene arrestato con Carlo Levi, Augusto Monti ed altri. Il Tribunale speciale condannò Ginzburg a quattro anni di reclusione. Un’amnistia glie ne risparmiò due, e uscì dal carcere di Civitavecchia il 13 marzo del 1936. Come sorvegliato speciale non potrà svolgere attività pubblicistica, così, insieme a Cesare Pavese lavorò all’Einaudi. Si sposò nel ’38 e lo stesso anno, a causa delle leggi razziali, perse la cittadinanza italiana. Quando, nel 1940, l’Italia entrò nel conflitto mondiale, Ginzburg venne arrestato e confinato, come “internato civile di guerra” in Abruzzo, a Pizzoli. Con la caduta del fascismo, il giovane intellettuale ritornò a Roma e fu tra gli organizzatori del Partito d’Azione e poi delle formazioni partigiane di “Giustizia e Libertà”. Lavorò alla sede romana dell’Einaudi e, durante l’occupazione, adottò il nome di copertura di Leonida Gianturco. Diresse Italia Libera, giornale del Partito d’Azione, sino a che fu sorpreso nella tipografia clandestina ed arrestato il 20 novembre del 1943. A Regina Coeli i fascisti scoprirono presto chi era veramente Leonida Gianturco: Il 9 dicembre Leone Ginzburg venne trasferito nel “braccio” di carcere controllato dai tedeschi dove subì interrogatori, torture, la frattura di una mascella. Nel gennaio del 1944 il prigioniero fu trasferito, semi incosciente, nell’infermeria del carcere. Un mese dopo, mentre i suoi compagni stanno organizzando un’improbabile evasione, Leone Ginzburg venne trovato morto. Un uomo giusto fra i giusti.

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L’Altra Europa con Tsipras: assemblea nazionale.

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Da 18 al 19 Aprile, si terrà la prima Assemblea Nazionale che vede finalmente definito il nostro “corpo sociale” e che come tale può assumere in piena facoltà decisioni collettive. Sarà un’Assemblea di delegati e delegate, dovendo rappresentare l’insieme di coloro che, sottoscrivendolo nelle sue linee di fondo, hanno aderito al nostro percorso.

Dovremo discutere delle tappe, modalità e contenuti di quel processo costituente rispetto al quale abbiamo detto che vogliamo metterci al servizio per costruire una “casa comune della sinistra politica e sociale“, per contribuire alla nascita anche in Italia di un nuovo soggetto politico ampio, credibile, innovativo, determinato a contendere, anche a livello elettorale, la guida del Paese, alternativo alle politiche di Renzi e del PD.

Un soggetto che dovrà essere molto più ampio, capace di coinvolgere parti di società e di militanza politica più estese e plurali, rimettere in movimento strati di popolazione e di elettorato disillusi, conquistare strati sociali e persone oggi anche molto lontani da noi.

La breccia che si è aperta in Europa con la vittoria di Syriza in Grecia e la riattivazione del conflitto sociale in Italia contro le politiche del Governo Renzi su Jobs Act e riforma del pubblico impiego, decreto Poletti sulla precarizzazione, Sblocca Italia, grandi opere e saccheggio del territorio, riforme costituzionali, riforma elettorale, attacco ai beni comuni e privatizzazioni, ci indicano una possibilità – che per ognuno di noi diventa una responsabilità – di tentare di “unire ciò che il neoliberismo ha diviso” e di rompere la drammatica separazione tra la dimensione politica e quella sociale.

E’ importante continuare a far sentire la voce di chi rifiuta la logica della nuova destra populista, lepenista, xenofoba e razzista, impregnata di forti connotati fascisti, lanciata da Salvini e CasaPound. Dobbiamo far sentire la voce della società civile, unita dai valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo, della pratica dell’accoglienza, della solidarietà, della giustizia sociale.

Il Giardino delle Meraviglie

Secondo un favoloso calendario virtuale del tempo o, meglio, il giornale di bordo di una fantastica astronave del tempo e dello spazio, sepolta sotto “Il Giardino delle Meraviglie”, il giorno DODICI FARVARDIN DOESARODAVAZDA, cioè 1° Aprile 2012, i quotidiani locali di Brindisi avrebbero riportato la notizia fantastica del crollo dei palazzi costruiti nel famoso “Giardino delle Suore”.
Chi passa per queste strade può vedere in questo momento, oggi, attrezzature di costruttori sparse in mezzo alla costruzione che sembra versare in stato di abbandono tra il fango e la ruggine che la fanno da padroni. Da un lato, al posto del terzo blocco si vede una grande voragine, come se il manufatto di cemento armato vi fosse sprofondato dentro e dal terreno circostante spuntano spezzoni di tondino d’acciaio, come dopo un bombardamento aereo.
Alle finestre ed ai balconi dei due condomini sopravvissuti si possono vedere esseri umani grandi e piccoli che godono di questo panorama. (Se vai su Google maps puoi verificare!).
In questa storia si perde anche la “storia” di un “martire” sconosciuto e dimenticato, di cui ho saputo casualmente e di cui non sono riuscito a ricostruire la storia. Si tratta di uno dei cosiddetti “Schiavi di Hitler”, quei militari italiani che dopo l’armistizio si rifiutarono di mettersi contro il proprio popolo a fianco dei nazisti e finirono nei campi di lavoro e nelle fabbriche tedesche. Di Lui ho ricostruito la storia fino al 25 Aprile 1945, dopo non trovo traccia. Spero di poterlo un far ricordare un giorno come meritano tutti gli eroi silenziosi che accettano di soffrire e di essere dimenticati pur di non tradire.
Qui davanti a casa mia hanno fatto un grosso buco anche nella storia. Non sarà per questo 25 Aprile, ma spero di poterlo colmare, avendo vita.