Il T.S.O. è lecito e tollerabile?

Un sistema delicato come quello della Salute mentale ha bisogno di un governo uniforme e condiviso da tutti, visto che, nel caso del TSO, gli attori sono il malato, i medici psichiatri, il Sindaco, le civiche forze dell’ordine e il Giudice Tutelare, praticamente l’intera struttura sociale. D’altro canto come in tutti gli aspetti della società italiana la nostra Costituzione è centrale anche in questo caso. Sarebbe il caso di ritornare agli antichi principi, per il bene di tutti.

Andrea Soldi è stato “preso al collo” e “un po’ soffocato”. È quanto emerge da una telefonata tra i soccorritori dell’ambulanza «Beinasco 291», arrivata in piazzetta Umbria a Torino nel primo pomeriggio del 5 agosto, e la centrale operativa del 118. Sono le 15 e l’ambulanza è appena partita da piazzetta Umbria, vi è stato caricato Andrea, 45 anni, metà della vita trascorsa in cura per schizofrenia, con un peggioramento nell’ultimo periodo. La conversazione prosegue: “l’uomo è su una barella a faccia in giù. Non volevo caricarlo così, me lo hanno ordinato” dice un soccorritore, in una chiamata alla centrale da cui dovrebbe essere partito l’ordine di caricare Andrea ammanettato dietro la schiena e “a faccia in giù”. Questa telefonata è tra gli elementi raccolti dai carabinieri del Nas, che indagano, coordinati dal pm Raffaele Guariniello, sulla morte dell’uomo coinvolto in un Tso, ordinato dallo psichiatra che lo aveva in cura per schizofrenia. Sott’inchiesta sono finiti lo stesso medico e i tre vigili urbani che hanno provveduto a bloccare Andrea.

Ora sulla vicenda, oggetto di una campagna di stampa che ha occupato le pagine dei giornali sonnolente per il periodo estivo, interviene Antonio Saitta – Assessore alla Sanità Regione Piemonte che sul suo profiLo Facebook scrive: “TSO. Intendo andare a fondo per comprendere come si è potuti giungere alla tragedia del 5 agosto con la morte di Andrea Soldi. Mi sconcerta il fatto che da 7 mesi questo paziente non ricevesse alcun trattamento. Per ogni persona seguita dalla Salute Mentale deve esserci un piano terapeutico. Ogni malato deve essere preso in carico e seguito senza lunghi periodi di sospensione dell’assistenza. Dobbiamo capire come vengono eseguiti tutti i TSO della Regione e stabilire un’omogeneità di trattamento che tenga conto della salute del malato e dei suoi diritti.”

L’intento dell’assessore Saitta mi pare buono. Ci sarebbe anche da indagare sulla liceità ed utilità del TSO comunque invasivo della libertà dei malati e loro familiari (quando questi non sono all’origine del TSO stesso).

Vediamo ora di approfondire l’argomento. Il trattamento sanitario obbligatorio, istituito dalla legge n. 180/1978 (legge Basaglia), è attualmente regolamentato dalla legge 23 dicembre 1978 n. 833 (articoli 33-35), che è un atto composito cioè di tipo medico e giuridico. Il dispositivio consente l’effettuazione di determinati accertamenti e terapie ad un soggetto affetto da malattia mentale che, anche se in presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, rifiuti il trattamento anche solo per mancanza di consapevolezza di malattia.

Il concetto di Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) è basato su valutazioni di gravità clinica e di urgenza ed è inteso quale procedura finalizzata esclusivamente alla tutela della salute e della sicurezza del paziente, ha sostituito la precedente normativa del 1904 riguardante il “ricovero coatto” (legge n. 36/1904), basato sul concetto di “pericolosità per sé e per gli altri e/o pubblico scandalo”, concetto maggiormente orientato verso la difesa sociale.

L’Italia è uno dei pochi Paesi che non prevede per il TSO né la forma scritta a pena di nullità, né un referto di esami specialistico e documentato di almeno due psichiatri, e consente una restrizione della libertà personale con la generica “proposta”, anche non documentata, di due medici di base. Il giudice tutelare non interviene subito, ma dopo 48 ore dalla firma del sindaco, a TSO già avvenuto. Il TSO ha una durata massima di sette giorni, ma può essere eventualmente rinnovato su richiesta di uno psichiatra nel caso in cui persistessero i requisiti richiesti per l’attuazione, quindi, prolungato. Durante il TSO, che si svolge nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, può essere trasformato, in qualunque momento, in ricovero volontario su richiesta del paziente.

Il TSO non può essere attivato se lo stato di alterazione è dovuto a demenza, alcol, droghe, infezioni e neoplasie cerebrali, nonostante il pericolo evidente per le cose e le persone altrui. Può essere richiesto se la persona è affetta da schizofrenia e disturbi dell’umore, gravi disturbi della personalità.

Per quanto riguarda la costituzionalità di questo provvedimento restrittivo c’è da dire che il TSO non è qualificato giuridicamente come una pena, ma è di fatto una privazione coatta della libertà personale, al pari della reclusione, e si applica anche a cittadini incensurati e senza pendenze processuali in corso, per i quali vale la presunzione di innocenza fino a prova contraria, ragione che per il TSO viene meno. Altro elemento negativo è la genericità della norma. Sebbene la Costituzione vieti esplicitamente i trattamenti sanitari obbligatori, la legge 183/1980 si limita a circoscriverli al solo ambito psichiatrico, ad una generica malattia mentale, senza però definire tassativamente né le tipologie di malattia o disordine psichiatrico, né le terapie eseguibili in via coattiva.

In altri Paesi europei, come la Germania, il TSO si applica solo a chi ha condanne definitive per reati gravi. In Italia, il TSO può essere disposto sia se il paziente è violento e socialmente pericoloso, sia se la violenza è rivolta contro se stesso fino al rischio di suicidio. Le due fattispecie di malattia psichiatrica sono nettamente distinte, ovvero in rari casi la violenza contro sè stessi può essere rivolta ad altri e diventare penalmente rilevante.

Bene, pare ora abbastanza chiaro che un sistema delicato come quello della Salute mentale ha bisogno di un governo uniforme e condiviso da tutti, visto che, nel caso del TSO, gli attori sono il malato, i medici psichiatri, il Sindaco, le civiche forze dell’ordine e il Giudice Tutelare, praticamente l’intera struttura sociale. D’altro canto come in tutti gli aspetti della società italiana la nostra Costituzione è centrale anche in questo caso. Sarebbe il caso di ritornare agli antichi principi, per il bene di tutti.

Foto: Elena Gatti/Flickr

Articolo pubblicato su Agoravox

il ‘partigia’ Primo Levi

partigia

I «partigia» erano – secondo un modo di dire piemontese – i combattenti della Resistenza spregiudicati nell’uso delle armi: decisi e svelti di mano. A loro Primo Levi, nel 1981, ha dedicato una poesia (*). Narratore formidabile, Levi non ha mai esplicitamente affrontato i fatti delle settimane dell’autunno 1943 da lui trascorse come ribelle nella valle d’Aosta, prima che egli fosse catturato e deportato ad Auschwitz. Il dilemma della scelta che, dopo l’8 settembre si pose ai giovani di una nazione allo sbando, è, sopratutto oggi che i fatti si allontano nelle nebbie della storia, un tema bruciante. Il problema della legittimità e della moralità della violenza partigiana prima e sopratutto dopo il 25 aprile è tuttora lacerante, vedasi, ad esempio, l’annosa diatriba Bocca/Pansa ora sopita a causa della morte di Bocca. Tra le figure esemplari di questa lacerazione Primo Levi è in primo piano. Dolente, prima ancora che come testimone della Soluzione finale del problema ebraico, come testimone degli aspetti più scabrosi di una guerra civile. La poesia che segue potrebbe essere considerata un testamento o meglio una resa dei conti.

(*) Partigia

Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?

Molti dormono in tombe decorose,
quelli che restano hanno i capelli bianchi
e raccontano ai figli dei figli
come, al tempo remoto delle certezze,
hanno rotto l’assedio dei tedeschi
là dove adesso sale la seggiovia.

Alcuni comprano e vendono terreni,
altri rosicchiano la pensione dell’Inps
x si raggrinzano negli enti locali. (@aliante)
In piedi, vecchi: per noi non c’e’ congedo.

Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sarà duro,
ci sarà duro il giaciglio, duro il pane.

Ci guarderemo senza riconoscerci,
diffidenti l’uno dell’altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
perché nell’alba non ci sorprenda il nemico.

Quale nemico? Ognuno e’ nemico di ognuno,
spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
la mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e’ mai finita.

#antifascismo, #politica