Brexit, una lezione?

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Ora che le bocce sono ferme esaminiamo un evento epocale: il sonoro, storico e drammatico schiaffo all’Europa sferrato dai cittadini del Regno Unito. Dopo un lungo testa a testa, dopo un duello all’ultimo voto, il verdetto delle urne ha dato la vittoria del leave sul remain infatti si è imposto il “sì” alla Brexit. Il Regno Unito dice addio all’Europa: a favore della Brexit il 51,8% dei votanti, contro il 48,2% a favore del remain. Un verdetto che ha sovvertito le prime indicazioni della notte, secondo le quali, dagli opinion poll in poi, era in vantaggio il fronte pro-europeista. La Bbc, da par suo, è stata la prima ad annunciare la vittoria del leave.
Un momento storico e drammatico riflesso sui mercati finanziari globali in cui il panico si è  diffuso: la sterlina è in caduta libera, le Borse asiatiche, aperte a scrutinio in corso, sono precipitate. L’ultima speranza per gli europeisti erano i dati in arrivo da Londra e Scozia, che difficilmente avrebbero capovolto il verdetto. Ha vinto, quindi il fronte euroscettico guidato da Nigel Farage, mentre ne esce con le ossa rotte è il premier, David Cameron, che dopo aver indetto il referendum si è battuto a favore del remain, perdendo. Una sconfitta, la sua, che lo ha costretto a presentare le dimissioni.
Il dato sull’affluenza si è attestato al 72,1%, più basso rispetto a quanto affermato dopo i primi conteggi della serata. Il picco dell’84% è stato registrato a Gibilterra, dove il “remain” ha stravinto con il 95,4 per cento.
I giovani sarebbero rimasti, hanno votato in massa remain. Per loro hanno deciso quelli che sono nella fase declinante della parabola della vita, arroccati in difesa di posizioni e privilegi, spaventati da frontiere troppo lasche. Lo spiega l’analisi dell’istituto Yougov:  il 75% dei votanti tra i 18 e i 24 anni hanno votato per rimanere nell’Unione. Anche la maggior parte degli adulti tra i 25 e i 49 anni, quelli all’inizio o nel pieno della vita lavorativa, ha scelto la permanenza nella Ue. La curva dei voti flette nella fascia d’età che va dai 50 ai 65 anni (dove il Remain cala al 42%) per precipitare al 36% tra gli over 65, i più entusiasti per l’uscita. Grandi sconfitti i giovani, insomma, tant’é!
Ora il Regno Unito è fuori dall’Unione Europea anche se potrebbe avere fino a due anni di tempo a disposizione per l’abbandono definitivo. Si apre una nuova epoca per l’Europa, dove ci si può ribellare, dove si può anche andare via, ma anche aprire una nuova fase per una vera coesione.
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la decadenza…

orfini

Circola un video molto istruttivo e molto distruttivo che immortala la gogna subita dal presidente del partito democratico Orfini mentre tentava di distribuire volantini in un mercato della periferia romana al quartiere Giardinetti. Troverà posto nel documentario storico sull’epoca in cui la plebe si rivoltò. Il campionario degli insulti va dall’essenziale «Buffoni!» al più articolato «In galera dovete anna’ brutti zozzi», strillato da un bancarellaro con le treccine. «Ancora se presentano pe’ fà pubblicità al Pd, ahò! Ma ringraziate che non ve tajamo la capoccia». Orfini affronta la calata agli inferi con una dose di coraggio o di incoscienza che gli va riconosciuta. «Avete rubbato fino adesso» – «Io ho rubato?»; «Tu ci camperesti in due con 900 euro?» – «Faticosamente»; «Non sei er braccio destro de Renzi?» – «Chi, io?» (e il gallo cantò tre volte). La sua chiosa è pura comicità surreale: «Nelle periferie in generale non va benissimo. È un dato abbastanza storico».

Storico un par de palle, argomenterebbe il bancarellaro di cui sopra. Ancora dieci anni fa sarebbe stato impensabile che un dirigente del principale partito della sinistra venisse apostrofato per strada senza alcuna forma di soggezione, anzi con autentico disprezzo. Orfini sarà anche privo di carisma, però oggi nemmeno Berlinguer riuscirebbe a placare questo popolo offeso e inferocito che va alla ricerca di capri espiatori e accusa i politici di prendere i voti della gente comune per metterli al servizio dei grandi interessi finanziari. In altri tempi avrei sorriso della figuraccia rimediata da Orfini. Adesso la sua gogna fa quasi paura.

Massimo Gramellini – La Stampa

“Nemmeno BERLINGUER riuscirebbe a placare questo popolo offeso e inferocito…”,

mi permetto di osservare che BERLINGUER non avrebbe avuto bisogno di placare nessuno, perchè a questi bassi (per non dire di peggio) livelli la politica con lui non sarebbe mai scesa.
Beh, sono d’accordo con la Sig.a Giuseppina Grazia che ha lasciato questo commento al Buongiorno di Gramellini, aggiungo che questa gogna non fa paura perché colpisce giustamente, sia pure di striscio qualcuno che ha venduto l’anima al diavolo.
Saluti a tutti gli amici del blog.

#senzachiederepermesso

Il periodo coperto dal film è 1969/1985, periodo che coincide perfettamente con gli anni in cui mio padre, dopo aver lasciato la Puglia come tanti in quegli anni, lavorò oll’Officina Meccannica 32 della Fiat Mirafiori.

Lo smemorato di Collegno

senza-chiedere-permesso

Ieri sera presso il Circolo Aurora di Collegno, a cura dell’Associazione ad Ovest di Treviri e del locale Circolo Sel-SI ho assistito alla proiezione del film- documentario Senzachiederepermesso (tutto d’un fiato) di Pietro Perotti e Pier Milanese. Il periodo coperto dal film è 1969/1985, periodo che coincide perfettamente con gli anni in cui mio padre, dopo aver lasciato la Puglia come tanti in quegli anni, lavorò oll’Officina Meccannica 32 della Fiat Mirafiori. Personalmente ho potuto fruire il film con cognizione di causa, papà mi teneva sempre al corrente di tutto quanto accadeva in fabbrica in quegli anni al tempo stesso meravigliosi e terribili, meravigliosi perchè ricchi di conquiste degli operai, terribili per il clima sociale che si era creato a causa del terrorismo BR, erano gli anni di piombo.

Il documentario costituisce sicuramente una delle testimonianze più forti della memoria operaia della Detroit italiana, Torino. Una testimonianza diretta, autentica e documentata, da quel…

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l’arcitaliano

Benigni sinistro

La dialettica politica non può essere definita intolleranza. Benigni si contraddice clamorosamente, mi pare giusto sottolinearlo. Questi sono gli effetti provocati da chi ha iniziato la discussione sul voto referendario troppo presto per pura propaganda elettorale. Sei mesi di discussioni ci sfiancheranno, può essere un metodo, ma non si tratta di logica politica.

Benigni nei sei minuti dell’anteprima della replica, di ieri, della serata evento La più bella del mondo va dritto al punto: “Ora si fa un gran parlare della Costituzione, è attualissima perché si parla della riforma, dobbiamo farla o non dobbiamo farla? Si può ritoccare e rivedere? Ma certo, è scritto dentro la Costituzione”, dice il premio Oscar “naturalmente non la prima parte, ma nell’articolo 138 – gli articoli sono 139 – il penultimo”.

Il premio Oscar ammette però che la riforma è “pasticciata”, ma sostiene che sia meglio di niente. “Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente – afferma Benigni – Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il sì, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile”.

Ecco sposate integralmente le ragioni di Renzi, intanto la rete si scatena come al solito arrivando a dare del rincoglionito al Premio Nobel Dario Fo che si definisce “sconvolto, terribilmente stupito”. Dario Fo ricorda Roberto Benigni quando era ancora ragazzo e muoveva i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo. Lo rivede “fare fatica, recitare in posti in cui a malapena c’era la luce, una vera forza della natura”. E ora, quasi non sembra farsene una ragione. L’endorsement dell’attore toscano a favore delle riforme di Matteo Renzi gli sembra inaccettabile, se non nell’ottica del “dare e avere”. Premio Nobel contro premio Oscar, in nome di quella che proprio Benigni aveva definito “la più bella del mondo”: la Costituzione. Da tempo vicino al Movimento 5 stelle, Fo dosa le parole, ma quello di cui parla è di fatto un “tradimento” figlio delle “lusinghe” del potere.

4 passi verso la maturità 2016

quattro passi


Nemmeno un mese e ricomincerà l’iter dei temuti esami di maturità, croce e delizia di studenti e insegnanti e naturalmente di famiglie, apprensive o speranzose, fate voi.

Mi ricordo bene quando toccò a me, prepararmi per il fatidico esame. Gli ultimi mesi di scuola li passai tra l’ansia per l’imminente esame e la voglia disperata di saltare il fosso, di togliermelo dai piedi, anche se non sapevo bene cosa avrei dovuto aspettarmi dalla vita. Fino ad allora avevo pensato solo al presente, mentre improvvisamente il futuro stava irrompendo nella mia vita.

E’ proprio perché me lo ricordo e ci sono passata, non solo indenne ma anche vittoriosa, che mi è venuta voglia di ragionare insieme su come fare 4 passi avanti verso la maturità. Un momento importante per il quale bisogna prepararsi al meglio. Vediamo insieme come.

Se è vero quello che denuncia un’autorevole agenzia di stampa, l’ANSA, a proposito della preparazione degli studenti che si avvicinano alla maturità, allora ciò che capitò a me ormai molti anni fa non solo non ha cambiato segno ma forse è addirittura peggiorato.

Nelle nostre scuole il novecento non si insegna, non in storia, non in italiano niente di niente. Non c’è tempo per finire i programmi, salvo poi puntualmente inserirlo nelle prove d’esame. Temi di storia, orali incentrati sul periodo più vicino al presente, con buona pace di tutto il resto.

Io ricordo bene che dovetti studiare dalla prima guerra mondiale in poi tra la fine della scuola e l’inizio dell’esame. Volete sapere quale tema storico fu disponibile tra gli altri? Naturalmente il tema degli interventisti e neutralisti nel primo conflitto mondiale. Me lo ricordo ancora, tanto mi aveva colpito la coincidenza.

Dunque vi capisco cari ragazzi se avete paura di dover affrontare un esame complesso e abbastanza vasto, immagino l’ansia che vi assale per immaginarvi lì davanti a un plotone di insegnanti che valutano quanto sapete e come lo esponete.

Dovete esserne consapevoli. Sarebbe già un piccolo vantaggio.

So che dover abbandonare un ciclo di vita e affacciarvi definitivamente all’età adulta spaventa. Ma tanto vale farlo alla grande. Studiate. …e continuate a leggere!

la festa del 2 giugno spiegata ai nostri figli

Il Presidente Mattarella scrive: “Il 2 giugno 1946, con il referendum istituzionale, prima espressione di voto a suffragio universale di carattere nazionale, le italiane e gli italiani scelsero la Repubblica, eleggendo contemporaneamente l’Assemblea costituente, che, l’anno successivo, avrebbe approvato la carta costituzionale, ispirazione e guida lungimirante della rinascita e, da allora, fondamento della democrazia italiana”.

Lo smemorato di Collegno

Festa della Repubblica Italiana

Oggi, 2 giugno niente scuola: si fa vacanza! Ma come mai? Perché si festeggia la nostra Repubblica! E quest’anno,m l’anniversario è anche più importante del solito, perché è il 70esimo anniversario della nascita dell’Italia repubblicana e democratica.

Per capire perché il suo compleanno sia proprio il 2 giugno bisogna tornare indietro nel tempo: al 2 giugno 1946 , quando, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, i cittadini italiani votarono con un referendum per decidere quale forma di governo preferissero per il paese: monarchia o repubblica? Vinse la repubblica con 12.718.641 voti contro 10.718.502: dopo 85 anni di vita, il Regno d’Italia si trasformò in una Repubblica , costruita dalla Resistenza sulle macerie lasciate dalla II Guerra Mondiale e dal fascismo. Il 2 giugno rimase festa nazionale fino al 1977, poi la sua celebrazione fu spostata alla prima domenica di giugno. Soltanto nel 2001, l’allora presidente della Repubblica Carlo…

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