“hanno silenziosamente diretto il mondo”

Questo libro è la continuazione ideale e concreta di un altro libro della stessa autrice: “Donne del Risorgimento. Le eroine invisibili dell’Unità d’Italia” che si chiudeva proprio con le parole di Cristina Trivulzio di Belgioioso.

Lo smemorato di Collegno

copertina-prime

Il manifesto, all’indirizzo delle donne di oggi, dell’opera di Bruna Bertolo può essere il messaggio di Cristina Trivulzio, editrice di giornali rivoluzionari, ai tempi della prima guerra d’indipendenza: “Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto-tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata, felicità!”

Con “Prime… sebben che siamo donne. Storie di italiane all’avanguardia”, edito da Ananke, Bruna Bertolo ci presenta una galleria di personaggi femminili che, in modalità diverse, hanno contribuito a scrivere pagine spesso importanti, a volta marginali, di quel lungo, faticoso, controverso periodo in cui le donne lottarono per la loro emancipazione sociale. Dall’ Ottocento ai giorni nostri, sono state tante le donne che hanno aperto orizzonti nel costume, nella politica, nello sport…

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Caporalato, ieri e oggi

caporalato pugliese

Le luci si accendono nel buio, i fari illuminano l’asfalto, è ancora notte quando il paese si sveglia. Gruppi di ragazze, mamme e certe volte nonne, aspettano all’incrocio di iniziare il loro viaggio quotidiano. I pullman partono da Villa Castelli alle 3.30 per fare il solito giro: Ceglie Messapica, Francavilla Fontana, Oria, Grottaglie. Certe volte puntano sul Metapontino, quando è il tempo delle fragole, altre sul Barese, con l’uva da tavola prima e poi da vino da raccogliere. È strana la vita del caporale e del bracciante, anzi spesso della bracciante. Le ragazze dormono poche ore, tre-quattro a notte, quando c’è lavoro. «Sveglia alle tre. Alle quattro sul pulmino. Due ore di viaggio, otto-dieci di lavoro. Altre due ore per rientrare a casa. Alle sei del pomeriggio. E poi in cucina. E la cena. E una vasca in paese», disse Vincenza, che aveva 37 anni e sembravano molti di più. È così da troppi anni, forse da sempre. Intere generazioni di donne.

Eccezionale, occasionale: ecco due categorie dell’Ufficio comunale di collocamento riguardanti i braccianti agricoli negli anni cinquanta a Ceglie Messapica (i miei nonni, i miei zii, mia madre, mio padre), abituale era già qualcosa di più elitario. Ricordo quei timbri sui libretti della Mutua dei miei parenti, i bambini sono curiosi e quei libretti grigi con gli angoli consumati mi attiravano, ogni casella un anno ed ogni anno una qualifica.
Chi riusciva ad avere quei timbri, perché aveva ottenuto un certo numero di giorni lavorativi “ufficiali”, aveva la fortuna di un’assistenza sanitaria pubblica ed eventualmente un sussidio di disoccupazione. Il problema era cumularle quelle giornate, trovare lavoro era difficile ma trovare un datore di lavoro che denunciasse la temporanea assunzione era raro.

Il passato non ha insegnato nulla, ricordardiamo ancora la storia di Pompea Argentiero, che oggi avrebbe più di cinquant’anni. Era il 19 maggio del 1980, lei aveva 16 anni, Lucia Altavilla 17 e Donata Lombardi 19. Le tre ragazze erano stipate insieme ad altre diciassette su un pulmino che ne poteva portare nove. L’impatto violento. Forse un colpo di sonno dell’autista. E la morte che ha spento per sempre i sogni e le speranze di Pompea, Lucia e Donata. A Monopoli era già accaduto nel 1974. Anche allora tre donne, tre braccianti morte. E anche dopo, anche in questo nuovo secolo, donne morte in incidenti stradali. Poi ci sono stati gli anni delle proteste del movimento bracciantile, dei sindacati. Bracci di ferro con le associazioni padronali per contratti anche con meno salario ma con più regole certe da rispettare. E sedi sindacali incendiate e pullman che hanno preso fuoco. Tagli di «tendoni» e furti di trattori.

La campagna pugliese è stata a lungo in mano alla mafia pugliese, alla Sacra Corona Unita che controllava anche settori di caporalato. Spesso i politici locali strizzavano l’occhio agli «intermediari del mercato del lavoro», cioè gli stessi caporali, per far lacorare in nero uomini e donne, in cambio di voti, senza vergogna. La relazione di una Commissione parlamentare di indagine lo racconta, è agli atti del Parlamento.

Ora i caporali sono diventati dei contractor che individuano la manodopera, anche straniera, sul territorio. Ogni caporale controlla da 50 a 200 persone e riceve dalle aziende 10 euro a lavoratore. I sindacati parlano di una paga reale di meno di 30 euro per una giornata lavorativa. E nei campi c’è sempre un controllore, una donna, una «fattora», delegata dal caporale a governare il lavoro dei braccianti.

I caporali controllano ora sopratutto braccianti provenienti dall’estero, migranti. 15.000 le donne straniere che lavorano nelle campagne non solo pugliesi, 5000 i braccianti stranieri. Interessante la definizione di Mario Fraccascia, della segreteria regionale della Flai-Cgil, di Castellaneta, provincia di Taranto: «Il caporalato in questi ultimi anni si è imborghesito attraverso la nascita e la crescita di società di intermediazione in grado di fornire tutti i servizi necessari alle aziende». Gli stranieri in campagna in realtà non sono una novità. Alla fine degli anni ’80 compaiono gli stagionali del pomodoro accanto ai «vu cumprà», africani magari anche studenti universitari che si davano part-time al commercio, d’estate, sulle spiagge della Romagna.

Con dieci anni di governo della Puglia di Nichi Vendola, la legislazione si è messa in regola, ma la campagna è rimasta territorio di caccia di un’economia criminale.

La legge che rende il caporalato un reato penale è una realtà. Evidentemente ha un funzionamento problematico, essa si basa sull’articolo 633 bis del codice penale; ha recepito parzialmente la direttiva 52/2009 dell’Unione europea, manca, però, la parte più importante della direttiva: quella che da la possibilità ai lavoratori immigrati irregolari di denunciare le condizioni di sfruttamento lavorativo, ottenendo così un procedimento di regolarizzazione. Non è un caso, come spesso avviene si recepiscono le norme comunitarie, ma si svuotano di contenuto.

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Costituzione della Repubblica Italiana COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – Ciclo di incontri organizzato dal Comitato di Via Asti. Giovedì 18 giugno 2015 – Incontro con Alessandra Algostino (*)

Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Si è svolto oggi il primo di cinque incontri organizzato dal Comitato di Via Asti che occupa la ex Caserma dell’Esercito Italiano sita appunto in via Asti, 22 a Torino. Relatrice incaricata la Professoressa Alessandra Algostino che ha commentato i temi ruotanti intorno al primo e più importante articolo della nostra Costituzione Repubblicana. L’articolo 1 rappresenta la sintesi del progetto costituzionale che fu realizzato all’indomani del Referendum popolare che scelse la forma di governo repubblicato alla fine della seconda guerra mondiale. Alla formulazione del testo parteciparono tutte le componenti politiche italiane dell’epoca ad esclusione, naturalmente, delle associazioni fasciste sconfitte. Furono principalmente le forze politiche uscite dalla Resistenza che diedero vita ad una delle costituzioni repubblicane più belle e significative del mondo. Ad oggi essa non è stata ancora applicata nella sua completezza, ma molti dei suoi principi, sopratutto quelli fondamentali, innervano la nostra cultura politica e sociale. La Repubblica Italiana è pluralistica, essa infatti riconosce al cittadino il diritto di associarsi in ogni modalità e per ogni scopo. La democrazia sottintende un conflitto o dei conflitti sociali, occorre sempre fare una scelta che può essere in conflitto con altre. La nostra Costituzione ha scelto il lavoro come strumento fondante. La nostra vuole quindi essere una democrazia sociale non solo formale, ma sostanziale che assegna la sovranità al popolo. Tale scelta di sovranità è la base della democrazia politica che assegna al cittadino il diritto al voto a suffragio universale (art. 48). I cittadni possono essere al tempo stesso governati e governanti. Questo può non essere vero, anzi non lo è. Ricordiamo che moltissimi cittadini residenti in Italia non godono di tutti i diritti costituzionale, molti sono gli stranieri immigrati anche da decine di anni o addirittura nati sul suolo italiano che vivono una democrazia zoppa. Essi sono governati, ma non possono partecipare alla democrazia come lo erano i meteci nell’antica Grecia; non hanno diritto alla rappresentanza. In Italia accanto alla democrazia delle Istituzioni è presente un sorta di residenti in Italia non godono di tutti i diritti costituzionale, molti sono gli stranieri immigrati anche da decine di anni o addirittura nati sul suolo italiano che vivono una democrazia zoppa. Essi sono governati, ma non possono partecipare alla democrazia come lo erano i meteci nell’antica Grecia; non hanno diritto alla rappresentanza. In Italia accanto alla democrazia delle Istituzioni è presente un sorta di democrazia dal basso ad esempio il movimento No Tav o l’occupazione della Caserma Lamarmora di Via Asti a Torino che rappresentano un esempio di realizzazione della sovranità popolare previsto dalla Costituzione.

(*)
La democrazia rappresentativa così come è stata disegnata nelle costituzioni europee è un modello ancora valido o richiede qualche ritocco? Possiamo iniziare con il dire che la democrazia è un percorso, è allo stesso tempo un essere e un dover essere, un ordinamento giuridico e politico esistente ed un ideale da raggiungere. È molto delicata la democrazia e esige una manutenzione costante, ovvero richiede una partecipazione permanente, una cittadinanza attiva. È difficile nelle società odierne, sempre più complesse e plurali, immaginare forme di democrazia che prescindano dalla rappresentanza, ma occorre ragionare su quale rappresentanza e ricordare che l’essenza della democrazia sta nella partecipazione effettiva di tutti (come ci ricorda la Costituzione, all’art. 1 e all’art. 3). Dunque, occorre invertire la tendenza attuale: da un sistema maggioritario passare ad una formula elettorale proporzionale che favorisca l’effetto “specchio della realtà”, ovvero che tutti possano essere e sentirsi rappresentati, e dar vita a partiti che – diversamente da quelli attuali, ormai liquidi e liquefatti, appiattiti sulle istituzioni – sappiano veicolare ed organizzare in forma collettiva idee e bisogni dalla società alle istituzioni. Ma non basta: la democrazia non si esaurisce nel circuito istituzionale e, quindi, bisogna valorizzare il ruolo dei movimenti, delle associazioni, di quella democrazia dal basso che è la vera essenza della democrazia, ricordando che essa vive di e nel pluralismo e nel conflitto.

#Grexit: #Grecia sull’orlo del baratro, siamo ai titoli di coda?

Uno Stato non può fallire come una qualsiasi impresa. Occorre che i cittadini, dal basso, riprendano in mamo la situazione, senza moti rivoluzionari, ma pacificamente attraverso la partecipazione alla vita sociale. Volontariato, associazioni di base ecco il mio metodo.

Arditi Sentieri

eurogreciaDopo il fallimento delle trattative è arrivato il lunedì nero per Paese Ellenico. Oggi ad Atene le banche sono chiuse, non è possibile ritirare la pensione, chiedere denaro agli sportelli, effettuare pagamenti per le aziende. Chiusa anche la Borsa, per evitare speculazioni. Sono stati istituiti dei controlli speciali negli aeroporti, per impedire che qualcuno scappi con dei denaro contante. Vietato prelevare più di 60 euro al giorno. Nel frattempo Varoufakis invoca l’intervento dei Paesi europei: «I vertici dell’ Unione Europea a Bruxelles non sono in grado di adottare iniziative politiche. I capi di governo dell’ Unione europea devono agire. E tra loro è la cancelliera Merkel, in quanto rappresentante del Paese più importante, ad avere in mano le chiavi per evitare una fine terribile di questa crisi. Spero che le usi». Sulla Grecia, che è stata la culla della civiltà, si sta allungando sempre più l’ombra del fallimento.

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Un’altra Ceglie, al momento, è impossibile!

brindisi

Molti penseranno che domenica Renzi abbia perso l’aura di invincibile perché è stato troppo Renzi. A me invece sembra che lo sia stato troppo poco. La sua è stata una sconfitta più narrativa che politica. A essere andato in crisi è il racconto con cui l’anno scorso aveva sedotto un Paese stufo dei soliti riti e delle solite facce. Quel racconto prometteva di sostituire i mandarini del Pd con una leva di giovani amministratori locali come lui. Il partito della Nazione, capace di prendere voti a destra e a sinistra, doveva essere il partito dei sindaci. Innovativi, pragmatici, conosciuti e apprezzati sul territorio. Ma, arrivato al potere, il sindaco Renzi ha rinunciato a coltivare i suoi omologhi, riducendo il governo e l’Italia a un gigantesco programma televisivo di cui si considera il presentatore unico, tutt’al più affiancato da una collaboratrice preparata e accudente. Il guaio è che, anziché un Renzi o una Boschi, nelle urne i liguri si sono ritrovati Raffaella Paita, il prolungamento scolorito del governatore uscente. E i veneti la debolissima Moretti, al cui confronto il leghista Zaia sembrava Metternich. Mentre i candidati che hanno vinto – Rossi, Emiliano e il chiacchierato De Luca in Campania – non sono stati scelti dal premier, il quale li ha subiti come un male necessario.

Renzi si sente Messi, ma per tenere l’Italia dovrà diventare Guardiola, uno scopritore e coordinatore di talenti. Il mito dell’uomo solo al comando funziona soltanto finché comanda appoggiandosi ai migliori. Se rinuncia a farlo, il mito svanisce e rimane l’uomo. Solo.  (Massimo Gramellini – La Stampa)

Dicevano gli antichi: quando la nave affonda, i topi scappano. Il Massimo nazionale anticipa persino i tempi, scappa ai primi sinistri scricchiolii. Intanto la maggioranza guidata da Renzi perde un pezzettino. I Popolari per l’Italia, partito fondato da Mario Mauro dopo la scissione da Scelta Civica, hanno infatti annunciato l’uscita dalla coalizione che sostiene il governo.

Comunque nella nostra Ceglie, assunta qui a puro paradigma, tutto continua impertubabilmente come prima. Più di prima! I nostri compaesani se ne fregano di Renzi, più o meno come hanno fatto quelli del PD, sempre di Ceglie, che mi sono apparsi spiazzati dalle avventure del loro segretario_tutto_fare, al punto da non riuscire, nonostante la buona presenza di Sel sempre disponibile agli apparentamenti, a sconfiggere la destra, anzi le tre destre di Ceglie. I cegliesi, che tanto scemi non sono, ma neanche tanto avveduti, hanno scelto di continuare a farsi governare da chi li fa divertire a spese loro. Da qui non posso fare altro che osservare e rimpiangere altri Mita. Da ultimo un cegliese nel mondo ha tentato l’impossibile e nonostante la gran cassa deve, ora, continuare ad occuparsi di Affari Italiani; speriamo che siano, almeno in minima parte affari cegliesi.

Prosit!

RINASCITA MORALE E RINASCITA CIVILE

S. : quali sono le radici storiche e sociali della mancanza di una vera Rivoluzione in Italia?
Prof. M. Viroli: La risposta è abbastanza semplice, in Italia è sempre prevalsa l’indifferenza nei confronti del bene comune, per questo non si è mai avvertita la necessità di una Rivoluzione che letteralmente vuol dire rivolgimento, ritorno. In pratica sostituzione del Re, mediante moti popolari, con un altro potente. Niente di democratico. Essendo io un conservatore nel senso di una predilezione di un ritorno agli usi del passato, agli antichi principi, non ritengo utile una Rivoluzione. Occorre una rinascita civile.

Lo smemorato di Collegno

biennale democrazia

Biennale Democrazia 2015 ha come tema e titolo Passaggi e propone una riflessione sulle grandi trasformazioni che segnano il nostro presente. Una fotografia della realtà nell’atto della transizione, colta nel momento del passaggio da uno stato a un altro, per analizzare i cambiamenti che nella società, nella politica, nell’economia, nella scienza e nella tecnologia mutano le condizioni della vita e della coesistenza. Cinque giorni di incontri sui grandi temi dell’attualità con oltre 100 protagonisti del dibattito internazionale.

Teatro Gobetti – Torino ore 18:30

DISCORSI DELLA BIENNALE
RINASCITA MORALE
E RINASCITA CIVILE

Maurizio Viroli
introduce
Gabriele Magrin

L’emancipazione dalla corruzione politica è possibile soltanto se i cittadini, o almeno
una parte importante di essi, riscoprono il significato e il valore dei doveri civili. Può
e deve essere una rinascita in primo luogo morale, un ritorno ai principi fondativi della
Repubblica racchiusi nella Costituzione. Come insegna Machiavelli, le leggi,
per essere osservate…

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‘Nzomm, ne v’ete angor shtangat di quiss?

4 amazzoni per Vitali

I consiglieri comunali di Forza Italia di Ceglie Messapica: Vitali stravolge la verità, non ha mai incontrato i consiglieri comunali e gli iscritti di Forza Italia di Ceglie Messapica e malgrado ciò pensa di poter individuare candidati, scegliere alleati, stravolgere la verità con una logica distruttrice tipica di chi ha rancori personali ed è oramai incapace di svolgere ruoli politici. L’odierna barzelletta della nomina a commissario a Ceglie del Sen. Pietro Iurlaro se non fosse tragica farebbe sorridere visto che ci viene inviato chi ha perso nella sua città e non è stato eletto neanche consigliere comunale. Pi vu quiss penzn a Cegghjie o a casa lor? Intand Vital penz a qued quatt da fotografij. Metodo Berlusconi contro metodo Fitto: lotta continua! Meditate gente di Ceglie meditate. Il teatrino è sempre aperto!

uno strumento utile

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I beni archeologici e paesaggistici di Ceglie Messapica opportunamente recuperati e valorizzati possono assumere un valore economico determinante per il turismo, la didattica, il tempo libero, oltre ad essere una valida risorsa in termini di testimonianza scientifica e culturale. A tal proposito la Tesi dell’architetto cegliese Francesco Urso è uno strumento utile per chi ha interesse ad approfondire la conoscenza delle peculiarità della Città di Ceglie Messapica e del suo territorio. Essa contiene una serie di analisi di tipo demografico, infrastrutturale, geologico e geomorfologico, naturalistico e agrario, storico e percettivo. In queste analisi è possibile rintracciare potenzialità e criticità poi descritte complessivamente in una sintesi. Sintesi che è alla base per l’elaborazione di una serie di proposte di valorizzazione dei caratteri identitari fisici e percettivi: di tipo architettonico, naturalistico, geomorfologico, agrario, paesaggistico, urbanistico e infrastrutturale. In ultimo sono presentate una serie di proposte interpretative di supporto alle istituzioni al fine di favorire la riqualificazione in economia o mediante la realizzazione di pratiche di finanziamento pubblico e/o privato. Tutti i cittadini hanno l’interesse, in ogni momento, di mettere in evidenza le numerose risorse paesaggistiche e archeologiche di cui il territorio di Ceglie Messapica è ricco. Occorrono idee e progetti orientati al recupero e alla valorizzazione di beni e risorse pubbliche e private, di comprovato valore artistico, storico, archeologico e paesaggistico, come Specchie e Mura messapiche, Foggie, Acquari, Neviere, Chiese votive, Trulli e Masserie. Tra i beni archeologici presenti sul territorio, citiamo: Foggia Vetere, Specchia Galante, Foggie di Sant’Anna, Specchia La Selva ed altri. 

Incipit

Syriza Flags

Ceglie Messapica: un’ALTRA LISTA, una ipotesi costruttiva.

L’agone politico che infuria in tutta la blogosfera cegliese mi suggerisce l’assenza di una proposta veramente di sinistra, allora ecco l’Idea di costituire una associazione che vorrei denominare “L’ALTRA CEGLIE”. Naturalmente un’associazione non può essere costituita da un individuo, occorre essere un buon numero per partire e cercare di influenzare gli eventi politici e le scelte amministrative adatte alla comunità cegliese che tanto interessa anche noi cegliesi nel mondo. Un ritorno all’Idea che generò il blog dei cegliesi nel mondo 10 anni fa, ma più concreto, meno velleitario.

L’Idea di presentare alla comunità cegliese un’ALTRA LISTA non è una ipotesi per fare confusione, ma è una necessità per dare rappresentanza e FORZA a chi avesse deciso di turarsi il naso o, peggio, di non andare a votare, si vuole dimostrare che l’astensione è una MAGGIORANZA INUTILE: PERCHE’ NON ORGANIZZARSI PER ESSERE ARTEFICI DELLA PROPRIA VITA?

La liquidità dell’attuale situazione politica richiede una ripartenza dalle persone, dai nostri diritti fondamentali e inalienabili, ma troppo spesso calpestati dalla cattiva politica. A Ceglie Messapica come altrove occorre dare voce a coloro che soffrono di più: i giovani, i disoccupati, le donne, gli anziani e gli esclusi dalla comunità per amara scelta o costrizione sociale e politica.

E’ necessario ripristinare concretamente il principio costituzionale che ci detta: “la sovranità appartiene al popolo” e non alle lobby, alle multinazionali, alla Commissione Europea, alla Banca Centrale o al Fondo Monetario Internazionale, e neppure a qualche leader o a “un uomo solo al comando” che sia un premier nazionale non eletto o un leader locale riciclato. Concetto quindi valido a tutti i livelli politici anche al livello della comunità cegliese.

Sono convinto che a Ceglie Messapica, in Puglia, come in Italia e in Europa, sia arrivato il momento per costruire una vera alternativa: un’alternativa necessaria e urgente!

Siamo ogni giorno più consapevoli che la crisi avanza senza tregua: in Italia si registra un calo del 25% della produzione, con la perdita di oltre di un milione di posti di lavoro, un raddoppio del tasso di disoccupazione al 12,3% che raggiunge l’incredibile valore del 44,2% tra i giovani.

Numeri ben maggiori si registrano nelle regioni del Sud e anche nella nostra regione e a Ceglie, dove il tasso di disoccupazione raggiunge il 20,9% (e quella giovanile addirittura il 49,7%).

Il degrado del tessuto economico e sociale, che i dati illustrano in modo così eloquente, si accompagna a un’altra crisi, quella ambientale e sanitaria, che in Puglia assume veri e propri caratteri di emergenza. Tutti conosciamo le vicende del mastodontico e semi abbandonato Ospedale cegliese.

I liberali capitalisti continuano a far propaganda a favore della crescita: di una crescita illimitata impossibile e illusoria, regolarmente smentita dalla cruda realtà dei numeri e dai fatti. Contrastiamoli con la diffusione della consapevolezza che una crescita all’infinito porta al consumo finale e alla distruzione del pianeta malato terminale in cui viviamo tutti.

In Puglia interi territori sono asserviti agli interessi delle grandi imprese e città come Taranto e Brindisi e quindi anche Ceglie che sta nella “terra di mezzo”, pagano un prezzo altissimo con la presenza di ILVA, ENI ed ENEL.

In questi ultimi decenni, acciaio, carbone, plastica e petrolio hanno consentito immensi profitti ottenuti dalle aziende produttrici calate sui nostri territori “esternalizzando”, scaricando cioè i costi ambientali e sanitari sulle popolazioni locali.

Si consente l’incenerimento dei rifiuti in inceneritori come a Taranto o in cementifici come a Barletta. Le discariche abusive in molte zone della Puglia richiamano il dramma della Terra dei Fuochi.

A Taranto l’incidenza dei tumori e la mortalità infantile superano rispettivamente del 54% e del 21%. la media pugliese, Ceglie non è da meno, lo sappiamo.

A Brindisi, dove si attendono da anni le analisi epidemiologiche, si riscontrano percentuali più alte della media europea sia per le malformazioni neonatali (18%) che per le malformazioni cardiache (48%).

E’ necessario e non più rinviabile l’avvio di un piano di riconversione ecologica dei processi produttivi eppure, in un quadro come questo, si insiste e si forza la mano per la realizzazione di ulteriori progetti fortemente impattanti come Tempa Rossa, il gasdotto TAP, la trasformazione di centrali termoelettriche come Edipower in nuovi grandi inceneritori, mentre si dà il via libera alle trivellazioni petrolifere nel nostro mare.

Qualcuno, magari si chiederà, cosa c’entrano questi problemi con Ceglie, io dico che una visione politica locale non può comunque perdere di vista i territori prossimi le cui criticità si scaricano, come l’inquinamento, sulla nostra comunità.

Costruire l’alternativa non è un’impresa facile, ma è una necessità democratica, datemi una mano a fondare “L’ALTRA CEGLIE”.