articolo 4

Costituzione della Repubblica Italiana

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – Ciclo di incontri organizzato dal Comitato di Via Asti – Torino. Mercoledì 1 luglio 2015. Incontro con Rita Sanlorenzo (*)

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.

La lezione di Rita Sanlorenzo è iniziata simpaticamente con la riproposizione di un breve audio della lettura dell’articolo 4 che ne ha fatto Roberto Benigni che provo a riassumere: “Ogni legge che va contro il lavoro è un sacrilegio. Amare il proprio lavoro è la concreta realizzazione della felicità sulla terra. Se non abbiamo lavoro non siamo niente. Con il lavoro diamo forma alla nostra vita. Senza il lavoro crolla tutto, la Repubblica e la Democrazia.”

Come quasi sempre avviene, anche l’articolo 4 della Costituzione parla di diritti e doveri dei cittadini della Repubblica Italiana. Al primo comma è riportato il diritto del cittadino e l’impegno della Repubblica di assicurarglielo. Il problema attuale è quale lavoro può esserci assicurato? La perdurante crisi economica ha portato a pensare e quasi accettare il concetto che qualsiasi lavoro e qualsiasi retribuzione va bene, ma la Costituzione non ci consente distrazioni essa ha un intero titolo, il terzo, dedicato ai rapporti economici e massimamente al diritto del lavoro.

Dall’articolo 1 in avanti sappiamo che il diritto al lavoro è al centro della nostra Costituzione, esso è un diritto speciale, riguarda l’esistenza stessa delle persone. La Costituzione tutela il lavoratore in quanto parte debole nel rapporto con l’imprenditore datore di lavoro. Le sue prescrizioni in proposito sono inderogabili. Con il lavoro viene garantita un’esistenza libera e dignitosa, la retribuzione deve essere uguale per tutti, anche i non iscritti, quella stabilita nei contratti di lavoro che il Sindacato pattuisce con le parti datoriali.

Alla fine degli anni sessanta, così ricchi di occasioni di lavoro e di rivendicazioni da parte dei lavoratori, fu promulgato lo Statuto dei Lavoratori (1970) che dettaglia e regola tutto quello che è già previsto dalla Costituzione. I tempi cambiano e ai giorni nostri abbiamo a che fare con il Job Act del governo Renzi che non si ispira certamente alla Costituzione. Il mercato, concetto tanto amato dai liberali, ha individuato il diritto al lavoro come una sorta di privilegio da togliere di mezzo per modernizzare ed elasticizzare la società. Già prima del Job Act, con la cosidetta legge Biagi, in realtà portata in porto dall’allora Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, si era introdotto il concetto di lavoro interinale con tutta la sua pletora di forme contrattuali atipiche e a termine (2001) che aveva di fatto trasformato il lavoro in merce, si compra quando e se occorre nelle forme preferite. Con la Legge Fornero del 2012 e il Job Act del 2015 ogni vincolo è stato eliminato a favore degli imprenditori togliendo definitivamente al lavoro quel valore sociale previsto dai Padri Costituienti.

Per tornare ai valori della Costituzione occorre eliminare l’individualismo esasperato dal concetto di meritocrazia e riconvertirlo in solidarietà come teorizza il grande costituzionalista Stefano Rodotà.

(*) Rita Sanlorenzo, astigiana, è entrata in magistratura nel giugno 1986. Da oltre vent’anni è giudice del lavoro (in Pretura, in Tribunale e, ora, in Corte d’appello a Torino). Dal 2007 al 2010 è stata – prima donna nella storia del gruppo – segretario nazionale di Magistratura democratica. E lo chiamano lavoro… è il suo primo libro.

Rita Sanlorenzo